Violenza sulle donne: omicidi, stalking e maltrattamenti, il femminicidio non si placa

Violenza e Femminicidio, colpa degli stereotipi sulle donne

Federica, Ylenia, Jessica, sono solo alcuni dei nomi che sempre più spesso sentiamo nominare in tv e sui giornali. Sono donne, mamme, studentesse, ragazze che all’improvviso si ritrovano vittime o sopravvissute sempre dello stesso male, la violenza sulle donne. Dopo un decennio che ha visto numeri da capogiro, ben 1740 donne uccise solo in Italia, i casi non accennano a fermarsi e nei primi mesi dell’anno già si contano molti casi eclatanti, di donne violentate, assassinate, maltrattate e offese per sempre nella loro dignità di persone.  Un male incurabile che trova le sue radici in una società ancora legata allo stereotipo femminile impresso in tante menti maschili e non solo, che vedono la donna come riflesso della propria figura, delle proprie esigenze che vedono realizzarsi solo per opera dalle donne stesse. Le donne sono per molti solo mogli, madri, compagne d’avventura e amanti, e appena distolgono lo sguardo dal loro percorso, appena tentano di spiccare il volo o di uscire dallo stereotipo e dalla mondanità, in cui i loro uomini le hanno sempre viste, ecco che l’uomo perde la sua stabilità, ed è in quel momento che per i soggetti più a rischio inizia il pericolo. La violenza da parte degli uomini dipende spesso da problemi di personalità derivanti da un’infanzia maschile difficile, vissuta in ambienti violenti o malsani che hanno lasciato nell’animo convinzioni, idealismi e atteggiamenti  che restano lì,  in attesa di ripresentarsi.

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La prevenzione può aiutare le donne maltrattate

Oggi la violenza sulle donne non può essere sempre e solo curata dopo, ma va anticipata, osservata e se possibile evitata. Bisogna fare campagne di prevenzione, di cultura nelle scuole, nelle parrocchie, nelle istituzioni locali, per fare in modo che in tutti i luoghi di aggregazione sociale la gente rispetti il ruolo della donna ormai equiparato a quello dell’uomo. Opera davvero molto difficile quella di andare a scavare nelle convinzioni ideologiche delle comunità locali, anche nei piccoli centri e soprattutto in quei ceti meno abbienti dove l’ignoranza e l’analfabetizzazione ancora è tanta e colpevole di tanti miti sociali. Spesso le donne colpite da violenza, da sopravvissute diventano provocatrici, quante volte sono le stesse donne a ripetere che se lo sono cercate, che il loro vestiario era inadeguato, il loro modo di fare inappropriato. Ma una donna deve essere libera così come ogni uomo di poter dire la sua, di far sentire la sua voce nello stesso identico modo di un uomo. Deve sentirsi libera di vestirsi come vuole, di uscire di casa a qualsiasi ora, di andare al bar a bere un drink in compagnia, di tornare tardi a casa, di aver dimenticato di fare la spesa, di pretendere che il marito aiuti in casa nelle faccende domestiche. Questa è la realtà, questa è la visione giusta che anche le donne dovrebbero avere di loro stesse, perché si può essere donne indipendenti e autonome, manager di grandi aziende, donne di spettacolo, madri affettuose e mogli nello stesso tempo, nessuna cosa preclude l’altra. La cosa che spaventa di più è sentire proprio la voce di molte donne che invece la pensano proprio come fossero degli uomini. E’ un problema di cultura, di ideali, di identità radicate, che ha radici in un mondo dove la donna ha dovuto e ancora oggi deve lottare per crearsi un suo posto che le spetta di diritto nel mondo.

La violenza sulle donne in Italia, servono aiuti e fondi sociali

Nel corso del 2016 abbiamo contato ben 120 donne uccise nei modi più brutali, date alle fiamme, accoltellate, ustionate, bruciate con l’acido, oltre i casi di stalking e tentati omicidi di donne salvate per puro caso. Morti rosa, causate spesso da problemi di gelosia, delitti passionali o litigi per i figli. Solo nel 2016 il 53,4% dei femminicidi è stato registrato nel nord dell’Italia, il 26,7% dei casi al sud e il 19,8% al centro. L’ultimo caso Federica Madau, 32 anni uccisa ad Iglesias in Sardegna giovedì 2 marzo 2017 dal marito Gianni Murru di 46 anni. Questi non sono numeri di un paese civile, non possono lasciare indifferenti il Governo e la giustizia, non possono essere giustificati dall’omertà della gente. Molto spesso chi ne paga le conseguenze sono i familiari che restano, che devono sopportare il dolore della perdita della persona amata, nonni, madri, figli lasciati orfani che porteranno per sempre una ferita dentro il loro cuore. Servono soldi e finanziamenti a centri di accoglienza, progetti di associazioni sociali e servizi sociali delle istituzioni, perché creino piani per intervenire con maggiore azione nella società e ridurre questo fenomeno così distruttivo. Servono anche piani di recupero e centri di aiuto per questi uomini violenti che hanno commesso il reato  e che devono essere aiutati e curati per evitare che possano di nuovo fare del male ad altre persone.

 

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