Il racconto della speranza: “Alla ricerca del lavoro dei sogni”

Oggi il mondo del lavoro è difficile, sia per i giovani che per i padri e le madri di famiglia, chi ha un lavoro è fortunato, anche se il lavoro non dovrebbe essere una fortuna, ma un diritto dell’uomo. Chi non lo ha lo cerca disperatamente e magari soffre, magari ha una famiglia a cui pensare. Ma lo Stato cosa fa per il popolo, non una legge degna di un mercato del lavoro a livello degli altri paesi europei. La situazione è molto critica soprattutto al sud, ma anche al nord ci sono segni  gravi di cedimento e squilibri a livello lavorativo. Non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare, si è costretti a fare di tutto pur di portare uno stipendio a casa e molto spesso uno stipendio non basta neanche a coprire le spese. Spesso anche con due stipendi non si arriva a fine mese. Bisogna riflettere su ciò che sta succedendo, quante tasse siamo costretti a pagare, quante regole siamo costretti a seguire e quanti diritti siamo costretti a rinnegare per inseguire il lavoro dei  sogni.

Le nostre menti fuggono all’estero, giovanissimi dai 18 ai 25 anni, tutti diplomati o laureati e super precari che cambiano lavoro e città ogni 3 mesi. I più grandi, dai 35 ai 45anni, che non sono più considerati giovani e quindi non vengono più assunti facilmente  perché le aziende non ci guadagnano niente e costano troppo avendo famiglia. I 50enni e 60enni, costretti ancora a fare i lavori di cantiere perché non possono andare in pensione. L’Italia sta invecchiando e i giovani stanno perdendo ogni speranza.  Le aziende incolpano lo Stato, lo Stato dice che non ha i soldi, ma continua a pagare i vitalizi agli ex parlamentari e le pensioni di lusso. Le leggi sul lavoro sono un disastro, non creano veri posti di lavoro ma fittizi, solo per aumentare i tassi di occupazione dell’ISTAT. Cerchi un lavoro e non lo trovi, perché non hai più 27 anni e le aziende incoraggiate dalle leggi cercano solo giovanissimi, a cui possono fare i contratti di precariato, non pagare contributi, fare l’apprendistato e il part-time. E se invece hai 40 anni, non esiste, sei troppo grande per lavorare e poi hai famiglia e figli e questo è un peso ormai in Italia, il paese più cattolico di tutti, dove però non è permesso più avere famiglia perché per le aziende costi troppo.

Il racconto della speranza: “Alla ricerca del lavoro dei sogni , generazione anni ’80”

Quando sei piccolo ti dicono che devi studiare, se vuoi diventare qualcuno, devi diventare intelligente, fare esperienze, imparare le lingue e non accontentarti del diploma, ma andare all’università, magari prendere un master per diventare un medico, oppure iscriverti ad un albo professionale per diventare avvocato, commercialista, giornalista e così via. E allora tu ti fidi, fai quello che ti dicono, segui le regole e vai avanti. Magari vorresti fare il barista, l’artigiano, l’elettricista, la sarta, la pasticciera, ma ti dicono che devi pretendere di più e allora tu ti fidi e vai avanti. E continui, studi, ti diplomi, ti laurei, poi ti prendi un master, ti prendi il secondo master, poi l’abilitazione, poi ti iscrivi all’albo, poi fai gli aggiornamenti e alla fine sei pronto.

All’età di 27 anni, bene o male e sei pronto finalmente per entrare nel mondo del lavoro, ti senti forte, intelligente, capace, competente, hai fatto tutto ciò che ti era stato chiesto e allora inizi a lanciarti nel ricerca del  tuo lavoro dei sogni. Cominci a candidarti dal web, di siti che offrono impieghi  ce ne sono tantissimi e tu non ne vuoi lasciare indietro proprio nessuna di candidatura. Inizi dalle grandi aziende, quelle che dovrebbero darti più sicurezze, invii il tuo curriculum, la tua lettera di presentazione e aspetti la chiamata. Il telefono diventa il tuo amico inseparabile, e vai nel panico se lo dimentichi a casa, nel caso dovesse arrivare la chiamata tanto sperata.  Poi passa il tempo e qualche chiamata arriva, ma non è mai quella che aspetti. Ti presenti ad un colloquio per fare tu pensi  l’impiegato, e ti fanno fare un test d’inglese, un test di logica, uno numerico e un colloquio da esame all’università, dove ti chiedono tutto quello che sai fare, quante lingue parli e quante esperienze hai. Poi ti chiedono come te la cavi nelle relazioni pubbliche, che idee innovative potresti portare all’azienda e perché dovrebbero assumerti. In realtà loro cercano una persona con doti comunicative che possa apportare nuove idee e progetti in azienda, ma non sono ancora convinti di cosa cercano veramente. Cercano una persona con esperienza, senza impegni, disposta a muoversi, ma giovane automunito e possibilmente da assumere con contratto breve. La richiesta ti sembra un po’ eccessiva, ti sforzi di dare il massimo e di accendere la lampadina nella tua testa, ma ti chiedi: “Ma sarà che si aspettano che gli dia l’idea imprenditoriale al colloquio?”. Alla fine ci sono i saluti e la risposta che tanto aspettavi e ormai tanto famosa: ” “Le faremo sapere”, e tu torni a casa convinto di aver fatto un’esperienza.  Ti ringraziano, e ti dicono che ti contatteranno nel caso avranno bisogno. E allora torni a casa dispiaciuto, ma convinto che sia normale alle prime esperienze, ma dopo tre o quattro colloqui simili inizi a incazzarti.

Inizi a chiederti cosa c’è che non va in te, come mai non riesci a farti valere, cosa vogliono queste aziende, cosa cercano davvero, ma lo sanno davvero cosa vogliono. Poi offrono uno stipendio talmente basso che dovrebbero accontentarsi della terza media, e invece, ti rendi conto che è proprio così che funziona nel tuo paese.  In Italia il precariato è la normalità, il contratto a tempo determinato è una conquista, e quello indeterminato ormai un terno al lotto. Puoi averlo solo se sei amico dell’amico del ministro o del proprietario dell’azienda o di qualche dirigente. E allora cosa hai studiato a fare? Hai perso tanto di quel tempo, potevi fare l’elettricista, oppure il fornaio, oppure il cuoco e ora avresti avuto già 15 anni di esperienza e magari diventavi come Cracco.

Ma non ti arrendi e allora….

inizi a fare qualche lavoretto per fare esperienza e ti rivolgi ad aziende più piccole che ti pagano poco ma almeno ti fanno fare gavetta e potrai pagarti almeno le spese e qualche uscita con gli amici. Ti tocca lavorare 9-10 ore al giorno se ti va bene, in qualche centro commerciale o negozio, fai il commesso, l’addetto al magazzino, oppure se ti va alla grande  l’impiegato in una piccola azienda dove i tuoi diritti sono un utopia. Si lavora sempre, le ferie non esistono e i festivi non sono mica rossi sul calendario? E tu cosa fai ti adegui, perché non c’è nient’altro in giro, vuoi comprarti la macchina e sistemarti. E poi ci sono dei tuoi amici più grandi che sono stati licenziati e non riescono a trovare un lavoro perché hanno 40 anni e sono vecchi, per essere riassunti. Lo Stato non li aiuta, le aziende se ne fregano e tu inizi ad adattarti al sistema. Diventa un’abitudine lavorare tutte quelle ore al giorno, il tempo passa e non te ne accorgi, hai trovato nuovi amici, ti fai a forza piacere l’ambiente e ti dimentichi di andare in ferie. Inizi a fare qualche lavoretto serale per arrotondare lo stipendio, e così sei contento perché con tutti e due i lavori arrivi quasi a guadagnare 1000 euro al mese, sei diventato ricco. Ora che guadagni tutti questi soldi puoi fare tutto, affittarti una casa, pagare le bollette, mangiare e anche pensare di metter su famiglia. Perché tanto non sei riuscito a diventare un medico o un avvocato ma riuscirai comunque ad andare avanti, avere un mutuo, farti un prestito e sicuramente anche ad andare in vacanza prima o poi…..

dopo 10 anni di lavoro, hai quasi 40 anni, una famiglia, due bambini e 10 anni di esperienza in azienda, magari nella GDO, oppure in altri settori. Vorresti cambiare lavoro, di sera mandi i curriculum, ma nessuno ti fila, la chiamata non arriva mai. Con qualche amicizia riesci ad ottenere un colloquio, ma ti dicono che sei troppo grande per loro, cercano giovani per contratti brevi, oppure disoccupati per ricevere incentivi dallo Stato sulle nuove assunzioni. Sei depresso, avresti voluto fare il medico, o l’avvocato, vorresti tornare indietro e fare un’altra vita, ma ora è tardi, non si può migliorare, non si può tornare indietro, né andare avanti in un paese che non da futuro, né ai giovani, né ai meno giovani. La pensione è lontana e un miraggio, e tu continui a lavorare e a fare il solito lavoro, quello che doveva essere un trampolino di lancio, un momento di passaggio nella tua vita, uno scalino per raggiungere il successo.

E allora pensi che diventare autonomo sia la soluzione a tutti i tuoi problemi, e inizi a convincerti che ce la puoi fare, che hai il carattere e le capacità, oltre che le competenze necessarie per guadagnarti il pane da solo. Molli tutto e apri una ditta, magari piccola e individuale, cerchi un commercialista e inizi a coltivare il tuo sogno, da solo, con le tue sole forze. Per le banche neanche esisti, lo Stato non ti aiuta, anzi, si prende metà del tuo guadagno,  ora sei solo tu e te stesso. Riprendi i libri per studiare, inizi a ricordarti di quel lontano colloquio dove ti chiedevano l’idea imprenditoriale, e inizi a studiare un progetto. Metti in piedi una start up con i fiocchi e ti lanci nel mercato. E’ difficile, complicato, qualcuno ti dirà impossibile, ma tu non molli e vai avanti, nonostante tutte le difficoltà, nonostante i no e gli ostacoli che troverai per la strada. Riesci nel tuo intento e ti crei qualcosa di soltanto tuo, che gli altri non capiscono, che ti invidiano ma che ti fa essere felice, ti riempie il cuore di gioia e ti permette di liberarti da tante sofferenze. Certo le notti diventeranno un pò più insonni, ma le giornate si riempiranno di luce e i festivi torneranno a colorarsi di rosso sul calendario. Almeno finchè dura….o finchè non dovrai cambiare di nuovo lavoro.

 

 

 

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