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BCE: nuovo tasso sull'aumento dei depositi

6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

L’evento principale viene dalla BCE: il tasso sui depositi è aumentato di 25 punti base, arrivando al 2,50%. Il tasso sui depositi è, in parole semplici, il tasso di interesse che la BCE paga alle banche commerciali quando queste tengono i loro soldi depositati presso la BCE. È il secondo rialzo dall’inizio della guerra in Iran, scoppiata nel febbraio 2026 e che ha contribuito a far salire fortemente i prezzi dell’energia. Lagarde ha definito la decisione praticamente obbligata, visto che l’inflazione resta ben oltre il 3%. Nell’Eurozona i prezzi sono tornati a salire più velocemente, con l’inflazione al 3,3% ad agosto, contro il 2,9% di luglio. Il principale motivo è l’aumento dei costi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente. Anche in Italia l’inflazione è arrivata al 3,3%, mentre a marzo era molto più bassa, tra l’1,6% e il 2,6%. Le nuove previsioni della BCE indicano una crescita dell’economia europea dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. L’inflazione dovrebbe invece restare al 3% nel 2026, scendere al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Quest’ultimo dato è importante perché rimane sopra il 2%, l’obiettivo della BCE. Per questo non è escluso un nuovo aumento dei tassi già a ottobre. I mercati prevedono altri possibili rialzi entro il 2027, anche se Franklin Templeton ritiene che quello di oggi possa essere l’ultimo. La decisione ha avuto conseguenze immediate sui mercati: i titoli di Stato europei sono stati venduti e i loro rendimenti sono saliti. Il Bund tedesco a 10 anni rende ora il 3,50%, mentre il BTP italiano arriva al 4,38%. Lo spread tra Italia e Germania, BTP-Bund, è intorno agli 88 punti, molto meno dei circa 250 raggiunti nel 2022. Il livello contenuto riflette la tenuta della crescita italiana e il ruolo del TPI della BCE.Per il nostro Paese, però, tassi più alti significano anche maggiori costi per finanziare il debito pubblico, che vale circa il 135% del PIL.Il problema principale resta l’energia: la BCE può cercare di frenare i prezzi attraverso tassi più alti, ma non può fermare direttamente l’aumento dei costi provocati dalla guerra.

 
 
 

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