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ECONOMIA MONDIALE

23 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 ore fa

 
 

Il quadro generale: la guerra tra Stati Uniti e Iran ha mantenuto elevati i prezzi dell’energia. L’energia più cara ha fatto nuovamente aumentare l’inflazione in molti Paesi. Questo ha complicato il lavoro delle banche centrali: per evitare che l’inflazione aumenti ancora, devono mantenere i tassi di interesse elevati o, in alcuni casi, aumentarli.

L’inflazione: dopo aver rallentato nella prima parte dell’anno, l’inflazione ha ricominciato ad aumentare in diverse economie. Il principale fattore indicato nel testo è ancora una volta l’aumento dei prezzi dell’energia. L’Eurozona, per esempio, avrebbe registrato un’inflazione del 3,8% a settembre, contro il 3,2% di agosto. Anche Giappone, Nuova Zelanda e Singapore hanno registrato aumenti. La Cina rappresenta invece un caso diverso, con un’inflazione più contenuta.

Le banche centrali: la situazione sta portando molte banche centrali verso una politica definita “higher for longer”, cioè tassi più alti mantenuti più a lungo.

  • Fed: il testo parla di ulteriori possibili aumenti dei tassi entro la fine del 2026.

  • BCE: avrebbe portato il tasso sui depositi al 2,5% e i mercati prevederebbero altri aumenti entro il 2027.

  • Bank of England: ha mantenuto i tassi al 3,75%, ma alcuni membri spingono per nuovi aumenti.

  • Bank of Japan: continua gradualmente ad aumentare la normalizzazione della politica monetaria.

  • RBA australiana: ha aumentato i tassi al 4,6%.

Il messaggio fondamentale è:

La guerra mantiene alta l’energia → l’energia alimenta l’inflazione → le banche centrali mantengono i tassi elevati.


L'inflazione troppo alta è la risposta di un'economia troppo calda, le banche centrali alzano i tassi per raffreddarla. Ma se aumentano i tassi gli investimenti diminuiscono con eventuali conseguenze.


L'Italia è l'unico dei cosiddetti ''maiali nel fango'' (così definiti nel 2008 dal financial times i paesi europei: Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia e Grecia) a non aver stabilito un equilibrio economico e sono passati 14 anni. 

Nonostante abbiamo ricevuto la più alta quota di Pnrr (194,4 miliardi di euro), la crescita media è dell’1% annuo, il deficit ancora sopra i parametri europei (3,1%) e il rapporto debito/Pil quest’anno sarà il più alto della Ue, vicino al 140%. La disoccupazione invece è scesa dal 12,6% al 5,8%.


Infine: oggi il nuovo pig dei mercati è la Francia, un tempo tra i virtuosi e benchmark dell'Europa, il problema principale non è tanto una crisi economica immediata, quanto la combinazione di crescita debole + deficit persistente + debito crescente. Con tassi di interesse più elevati, una quota crescente della spesa pubblica va inoltre al servizio del debito.

 
 
 

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