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Le banche e i fondi d'investimento

6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Le grandi banche italiane vendono in maggioranza fondi di investimento gestiti da società di loro stessa proprietà e pertanto siano in pieno conflitto di interessi con i clienti stessi. Fanno pagare alte commissioni di gestioni su loro prodotti, invece di proporre prodotti di terzi a costi minori. Facciamo il punto della situazione: il settore italiano del risparmio gestito è chiuso e cambia molto raramente. Il motivo principale è semplice: in Italia è nato strettamente legato alle banche. Le società che gestiscono i soldi dei clienti sono spesso collegate alle stesse banche che poi vendono quei prodotti ai risparmiatori.


In pratica, una banca può creare un proprio fondo e proporlo direttamente ai suoi clienti, rendendo più difficile la concorrenza delle società indipendenti.


Le banche hanno pochi motivi per cambiare questo sistema perché è conveniente. Vendere fondi, prodotti assicurativi e altri strumenti finanziari permette di incassare commissioni senza impiegare molto capitale. Per questo gruppi come Intesa o UniCredit hanno interesse a vendere i propri prodotti invece di quelli di società esterne. Il problema è che questo può ridurre la concorrenza: il cliente non riceve necessariamente il prodotto migliore o più economico, ma quello più conveniente per la banca. Con la MiFID II l’Europa ha cercato di aumentare la trasparenza sui costi e sui conflitti di interesse. In Italia, però, è rimasto il sistema delle cosiddette retrocessioni: una parte delle commissioni pagate dal cliente può tornare alla banca o al consulente che vende il prodotto. Il conflitto di interesse, quindi, in alcuni casi, rimane. Il risultato è un mercato poco competitivo, dove le società di gestione devono soprattutto conquistare spazio nelle reti bancarie. Questo aiuta a spiegare perché la maggioranza dei fondi italiani abbiano costi elevati rispetto a molti strumenti europei. Gli ETF, generalmente più economici, vengono spesso acquistati bypassando la rete bancaria.


In sostanza, il sistema rimane stabile perché le banche controllano sia molti prodotti finanziari sia il principale canale attraverso cui vengono venduti. E sono proprio loro a trarre maggiori vantaggi da questo sistema.

 
 
 

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