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Legge elettorale

23 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 22 ore fa

 

La Camera prosegue l’esame della nuova legge elettorale: oggi, primo ottobre, sono previste le votazioni sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità. Successivamente il calendario prevede i voti di fiducia e, indicativamente, il voto finale l’8-9 ottobre. Ecco cosa prevede: spariscono i collegi uninominali, oggi una parte dei parlamentari viene eletta nei collegi uninominali, dove vince il candidato che prende più voti. La riforma elimina questo meccanismo e porta il sistema verso una formula prevalentemente proporzionale: i seggi vengono distribuiti alle liste in proporzione ai voti ottenuti. Dunque arrivano le preferenze, questa è una delle modifiche introdotte dal Senato: l’elettore potrà indicare candidati della lista votata attraverso le preferenze. La questione è importante perché modifica il rapporto tra elettore e parlamentare: non sarebbe più soltanto il partito a determinare l’ordine degli eletti. ll sistema, però, non prevede che tutti i parlamentari siano scelti attraverso preferenze: rimane una componente di candidati capolista bloccati. Secondo le stime riportate, con il testo uscito dal Senato le preferenze riguarderebbero meno della metà dei futuri parlamentari.  Il punto più importante è il premio di maggioranza, qui c’è la novità che può incidere maggiormente sulla formazione del governo: una lista o coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato, riceve un premio di governabilità, +70 seggi alla Camera e +35 seggi al Senato. Se invece il 42% non viene raggiunto, si applica il sistema proporzionale senza quel premio.  Rimangono le soglie, restano: 3% per le singole liste; 10% per le coalizioni. Quindi una piccola lista che rimane sotto il 3% rischia di non ottenere seggi, mentre per una coalizione la soglia prevista è del 10%.  Infine, i partiti devono indicare nel proprio programma il candidato alla Presidenza del Consiglio. Questo però non significa che gli elettori eleggano direttamente il presidente del Consiglio: la nomina continua a spettare al Presidente della Repubblica, secondo la Costituzione.  

 

 
 
 

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